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Facciamo chiarezza sul conflitto uomo-lupo

La totale assenza di una politica ambientale da parte del Sindaco ed Assessore all’Ambiente Gambini si è resa ancor più manifesta nella questione della convivenza uomo-lupo.lupi gambini 02

I vuoti proclami, sfociati in un ridicolo ordine del giorno presentato ed approvato in sede di Consiglio provinciale lo scorso luglio, non possono che essere frutto di ignoranza in materia. La proposta di “programmare un piano preciso di cattura dei lupi per riportarli nelle aree compatibili con la loro presenza, dove si trovavano originariamente, in particolare nell’Appennino del centro-sud” ha già superato i confini della nostra Regione, suscitando lo sconcerto e l’ilarità di numerosi esperti internazionali di gestione della fauna selvatica.

Sono le solite parole al vento, questa volta pronunciate però senza alcuna cognizione di causa. Entrando nello specifico, forse Gambini non sa di chi stiamo parlando: il lupo è, secondo la normativa italiana, una specie particolarmente protetta e prioritaria, ciò significa che sono previste pesanti sanzioni penali per abbattimento, detenzione e cattura. Le deroghe al divieto di cattura (ad oggi mai rilasciate) sono concesse dal Ministero dell’Ambiente, sentito il parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) unicamente a condizione che non esistano altre soluzioni praticabili e che tale deroga non pregiudichi il mantenimento della popolazione di lupi in condizioni di conservazione soddisfacenti nelle aree di distribuzione naturale, quale è l’intero Appennino. Assurda è anche l’affermazione del Sindaco secondo cui “la presenza dei lupi non è caratteristica del territorio”: se non fossero sufficienti i documenti storici ad attestarlo, basta considerare la toponomastica tuttora presente dai Monti delle Cesane al Montefeltro.

Ammesso che Gambini riuscisse a superare l’illegittimità della sua proposta sul piano normativo e ad ottenere una deroga straordinaria, il suo intervento sarebbe a dir poco insensato e disastroso dal punto di vista biologico: infatti, l’allontanamento degli individui da una determinata area, renderebbe quest’ultima disponibile alla ricolonizzazione da parte di altri lupi provenienti dalle limitrofe regioni, non risolvendo pertanto il problema. Forse il nostro Sindaco non sa che il lupo è in grado di percorrere senza alcun problema 50 chilometri in una notte! Fra i possibili scenari, ci potremmo anche ritrovare in presenza di giovani individui separatisi dai propri branchi, ancora inesperti cacciatori e per cui le facili prede, come gli ovini al pascolo, potrebbero rappresentare la principale fonte di sussistenza. Si vorrebbe quindi recintare tutto il confine regionale? E quali conseguenze biologiche e sociali possiamo immaginare nelle aree che riceverebbero “in dono” i nostri lupi?

In ultimo c’è l’aspetto economico: Gambini si fa forte dei costi dovuti alla realizzazione di opere di protezione che graverebbero in parte sulle casse pubbliche, senza considerare invece le spese che comporterebbero il censimento, l’individuazione, la cattura, il trasporto e la reintroduzione di individui nelle “aree compatibili” (aree stabilite poi da chi?).

Forse il nostro Sindaco non sa che catturare un lupo non è così semplice come pensa, figuriamoci catturare un’intera popolazione! E’ evidente dunque che siamo di fronte ad una proposta insensata, sia sul piano di vista normativo che biologico.

E in tutto questo, i Verdi dove sono? Stanno lavorando nell’ombra o la loro politica ambientale si limita ai “mi piace” del consigliere Scalbi al delirante post sulla pagina Facebook del Sindaco? Non dovrebbero essere loro i primi ad insorgere di fronte a tali assurdità?

Incuriositi da tutti questi interrogativi, abbiamo per tanto presentato, come Movimento 5 Stelle, un’interrogazione a tema che verrà discussa nel prossimo Consiglio Comunale. A nostro parere un buon piano d’azione potrebbe comprendere la ripresa dei monitoraggi che ad oggi nella nostra provincia risultano essere fermi, fatta eccezione per le aree protette del Furlo e dei Sassi Simone e Simoncello, e il sostegno degli allevatori con investimenti nella formazione circa le diverse pratiche di mitigazione del rischio che si stanno già applicando in altre aree appenniniche, come l’uso di reti metalliche o reti elettrificate, reti miste e, ancora, l’educazione di cani da guardianìa. Altro passo importante è la divulgazione di contenuti reali riguardanti il lupo, in modo da sfatare la leggenda del “lupo cattivo” e riportare questa problematica su un piano più serio e razionale.

Per quanto ci riguarda ci stiamo impegnando a far sì che venga realizzato un convegno per il quale abbiamo già intessuto una rete di contatti con diversi esperti di fama internazionale, nonché con professionisti e con responsabili di importanti progetti sulla gestione della convivenza uomo-lupo che si sono resi disponibili ad intervenire.

Crediamo che il vero spreco di soldi pubblici stia nel dedicare sedute del Consiglio provinciale per discutere ordini del giorno che non hanno alcun significato normativo, scientifico e gestionale, e che pertanto non potranno mai essere presi in considerazione dalla Regione. In questo modo si utilizzano le istituzioni al solo scopo di attirare facili consensi su vuote promesse, facendo appello al sentimento e all’esasperazione di alcuni allevatori lasciati soli dalla politica.

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